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Il concorso

 

“Diversamente uguali” 2017 

 

   Presidente Giuria Concorso: Nicola Giuliano – Produttore Cinematografico – Vincitore Premio Oscar con “La Grande Bellezza”   

Il Festival non sarà solo luogo e punto di incontro, scambio di idee e confronto ma lo spazio dove poter valutare le prospettive, la creatività e le idee dei giovani. Organizzato dal Comitato Direttivo della manifestazione, dalla Direzione Artistica del Festival e insieme a Università degli Studi del Sannio di Benevento, la Kermesse istituisce il primo concorso del Festival in Cinema e Televisione dedicato ai giovani con meno di 35 anni per premiare il miglior documentario e/o film indipendente e originale legato, ogni anno, ad un tema di attualità e particolare rilievo in ambito sociale, culturale e nazionale. Per l’evento del 2017 il titolo del Concorso è “Diversamente uguali”. Il premio si articolerà in due categorie. I creatori delle opere potranno infatti, autonomamente, decidere di realizzare un documentario, della durata di 10 minuti, basato su fatti realmente accaduti o un lungometraggio, originale ed inedito, della durata di 60 minuti, in grado di raccontare la capacità di integrazione dei disabili nella società italiana e/o degli immigrati nel nostro Paese. Le dieci migliori opere (cinque per ogni categoria, ovvero Documentari e Film Inediti) verranno selezionate da una giuria appositamente composta da esperti del settore (giornalisti, dirigenti, registi televisivi e cinematografici, produttori televisivi e cinematografici e docenti universitari di altissimo prestigio e valore) e verranno proiettate, in spazi aperti al pubblico, nel corso del Festival Nazionale del Cinema e della Televisione dal 5 all’8 luglio. Il giorno 9 luglio, nel corso della serata di gala della Kermesse, su giudizio insindacabile della giuria, verranno premiati i due migliori lavori che riceveranno, oltre al premio “Il Noce d’Oro – Concorso BCT”, una borsa di studio del valore di 2000 euro.

Tutti i lavori, prima della proiezione, dovranno essere registrati presso la SIAE.


Il tema della “diversità” intesa quale condizione sociale in grado di generare sensazioni e reazioni nell'ambito, più o meno vasto, di una comunità di individui è argomento piuttosto ricorrente nel dibattito quotidiano, così come ampiamente analizzato e declinato in ogni sua forma è quello che riguarda l’ “integrazione”, necessario contraltare del primo qualora il riferimento sia inserito nell'ambito di una società civile o, almeno, presunta tale. Diversità ed integrazione sono profili che animano il dibattito sociale e politico sin dal dopoguerra ovvero dall’ avvento di una coscienza comune rivolta al rispetto e alla tutela dei diritti cosiddetti inalienabili, ma è nell'ultimo periodo che tali argomenti hanno conosciuta una “esplosione” mediatica dovuta inevitabilmente ai recenti eventi storici, per quel che riguarda il tema dell’ immigrazione e della conseguente necessità di integrare la “diversità” intesa in senso culturale ed etnico, e, dall'altro lato, alla esigenza di “colmare” la diseguaglianza in senso fisico causata dalla presenza di una disabilità che inevitabilmente rende “diversi”.

L’ aspetto politico e la polemica sterile non animano certamente lo spirito con cui è stato immaginato questo concorso, esso intende creare uno spazio alla vena artistica di giovani menti che attraverso la loro opera possano suscitare l’emozione di un pubblico di spettatori, riuscendo a superare l’ ostacolo della quotidiana presenza di determinati argomenti nell'ambito del dibattito di cronaca giornalistica e sociale, nel tentativo di sorprendere un collegio giudicante per l’originalità e completezza del lavoro svolto. Cosa non da poco quando oggetto del concorso sia un argomento sul quale ampia, argomentata e diffusa sia l’attenzione ad esso rivolta sia sotto il profilo giornalistico che culturale.

L’arte è libera e nessun vincolo è ad essa imposto, se non quelli collegati alla natura stessa dell’opera da realizzare. Ciascun partecipante avrà diritto ad esprimere liberamente il proprio pensiero senza censure né limiti imposti dal “politically correct”.

Ciò che conta, alla prova dei fatti, è essere “Diversamente uguali”.